Per chi si avvicina per la prima volta alla psicoterapia, l’idea di iniziare un percorso può suscitare ansia o incertezza. Spesso però, già dalle prime sedute, ci si rende conto che questo spazio è diverso da qualsiasi altro: un luogo privo di giudizio, in cui le emozioni e i pensieri trovano ascolto.
Dopo aver concordato un appuntamento, svolgo tre colloqui di consultazione. Durante questi incontri, faccio domande per comprendere il motivo della richiesta, il funzionamento generale del paziente, le sue risorse e le aree di difficoltà. Allo stesso tempo, il paziente ha l’opportunità di conoscermi, capire il mio approccio e valutare se sente una sintonia con me.
Durante l’ultimo colloquio di consultazione, restituisco al paziente un quadro generale di come affrontare la situazione emersa, delle aree su cui sarà possibile lavorare e dei punti di forza. Spiego come funziona il setting psicoanalitico e consegno il consenso informato.
È in questo momento che può iniziare il percorso di psicoterapia.
Nel caso di bambini e ragazzi non ancora maggiorenni, le fasi iniziali di approccio alla cura sono leggermente diverse rispetto agli adulti.
Per prima cosa, è importante incontrare i genitori, in modo da conoscere la storia del bambino, le sue esigenze e le aspettative della famiglia. In questa occasione viene firmato il consenso informato, senza il quale non è possibile vedere il minore. Il consenso informato, salvo custodia legale attribuita a un solo genitore, deve essere firmato da entrambi i genitori.
Successivamente si svolgono tre colloqui con il bambino, pensati per creare uno spazio sicuro in cui possa sentirsi accolto, ascoltato e libero di esprimere emozioni e pensieri.
Infine, si tiene un colloquio di restituzione con i genitori o i tutori, in cui, nel pieno rispetto della privacy del bambino, viene presentato un quadro generale della situazione emotiva osservata e vengono indicate le modalità più adatte per il percorso di psicoterapia.
Questo approccio permette ai genitori di sentirsi coinvolti e informati, creando un clima di fiducia e collaborazione, fondamentale per accompagnare al meglio il bambino nel percorso terapeutico.
Nel caso degli adolescenti minorenni, il percorso iniziale può richiedere attenzioni diverse.
In alcune situazioni, per ragioni legate ai bisogni del ragazzo, l’incontro con i genitori può essere vissuto come intrusivo. In questi casi si può valutare la possibilità di incontrare solo l’adolescente, svolgendo con lui i colloqui di consultazione e riflettendo insieme sull’eventuale avvio della psicoterapia.
Avere un luogo protetto, non giudicante e tutelato nella riservatezza permette all’adolescente di parlare con maggiore autenticità, di esplorare i propri vissuti e di sentirsi riconosciuto nella propria esperienza di adulto emergente.
I genitori, o chi esercita la responsabilità genitoriale, restano comunque tenuti a firmare il consenso informato, necessario per poter avviare gli incontri con il minore.